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Bafus

Benvenuto nel mio Spaces!
  • View space
    11/20/2007 6:29:12 PM
    Complimenti per i tuoi modi di osservare tra cui  hai  fotografato su le cose piu' toccante.Mi auguro  anche il mio sogno si realizzera' è quello di viaggiare soprattutto in Giappone.Fai Buon Viaggio Amico e facci sognare
  • View space
    11/20/2007 6:28:52 PM
    Complimenti per i tuoi modi di osservare tra cui  hai  fotografato su le cose piu' toccante.Mi auguro  anche il mio sogno si realizzera' è quello di viaggiare soprattutto in Giappone.Fai Buon Viaggio Amico e facci sognare
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    Donato
    11/10/2007 11:33:19 PM
    Aspettando di vedere le tue foto di Berlino, puoi prendere spunto dalle mie sul mio spazio.
    Ciao
    Donato
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    Luigina
    11/2/2007 6:44:57 PM
    UN PIACERE ESTETICO RAFFINATO,...ADORO L'ARCHITETTURA...E LE COSTRUZIONI D'INGEGNERIA, LE TUE FOTO...SUBLIMI!
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    Manu
    11/1/2007 11:09:30 PM
    Complimenti per i tuoi viaggi ingegnere! ciaooooo
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10/18/2006

Jordan

Giordania

 

Per comprendere quanto la Giordania sia lontana dall’essere un luogo comune, occorre incrociare lo sguardo delle donne. E’ un paese che si coniuga al femminile e non solo per genere.

La donna è coperta. Questa è la condizione che mi permette di comprendere le ragioni dell’immaginazione. La donna è il paradigma di una terra che non si scopre, che custodisce accuratamente le sue ricchezze allo scopo di mostrarle naturalmente; è una donna dai fianchi appena accennati o voluttuosi, a seconda dei punti di vista. Il pesante drappo nero, il sottile velo bianco, suscitano rabbia mista ad indifferenza, una condizione forse imposta dall’altro genere o dalle mode fondamentaliste. Mi piace pensare all’eleganza con cui la donna accelera per non raggiungere mai il suo uomo, sublime affresco di conquista che dura a distanza di tempo e che la tradizione spesso vanifica.

Spesso siamo abituati a vedere perfettamente i contorni evitando per opportunismo o per semplicità gli sguardi diretti, quelli cioè che suscitano imbarazzo reciproco. Io ho cercato fortemente lo scontro, una lotta armata tra la loro e la mia immaginazione. L’unico modo per scoprire attraverso la mente che tutto è straordinariamente manifesto.

La femminilità raggiunge la sua determinazione scegliendo un cammino che conduce alla città cangiante. Un percorso in cui l’entrata coincide con l’uscita: quasi una metafora di chi la vita la concepisce ed a cui ciascuno si rivolge, in un’altra forma, nel momento del trapasso verso il definitivo. La vita scorre come un orologio al contrario, i corpi caldi e chiari seguono quelli ombrati ed indecisi, la fatica si stempera in un senso condiviso di vertigine.

Modello di scambio strutturale è la religione. La ritrovi sotto forma di fortezze, avamposti adattati a seconda dei rituali, luminosi esempi di come le invasioni asimmetriche possano tradursi nella mancanza di templi antichi dedicati al credo attuale.

Non si comprende, tuttavia, come questa armonia, queste curve di pietra disegnate da una costola di sabbia possano essere minate dal più lungo filo spinato della terra. I confini emettono continuamente un sibilo, non sono lasciati alle dune, sono mutevoli per artifizio. Una spina dorsale che non sostiene, che non permette di incrociare le dita, un luogo che per ragion di stato non emette odori, ma dove si percepisce forte la coltre di piombo. Il fiume, schiacciato ormai dal senso del dovere, a tratti indossa i vestiti color verde militare, lavati ed asciugati nelle sue acque battesimali. Ma questo capoverso appartiene all’uomo e alla sua piccola presenza.

Il mare è quasi reale. Sembra paradossalmente favorire il dialogo anche a costo di non annegare. Le sue acque amniotiche risvegliano le ferite che avevi da bambino, rallentano il cuore, allungano la pelle e ti regalano lacrime indotte dalla tentazione di imporgli la vita o dal privilegio di aver assistito, da quella strana prospettiva, al tramonto del sole.

A questo punto il paese abbassa dolcemente lo sguardo, teme i giudizi, si concede un lunghissimo crepuscolo e schiude un sogno, un’immagine di una donna dal nome ebraico, una donna ad un passo di pianura dove la bellezza, la consapevolezza ed il sorriso hanno lo stesso significato.

 

 

Antonio

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

2/27/2006

Peru

Un luminare dell'urbanistica una volta mi disse che quando si visita un luogo bisogna individuare le cosiddette "dominanti ambientali", ossia quegli elementi naturali e non che da soli caratterizzano univocamente il territorio. Una sorta di minimalismo al contrario, in cui l'elemento che potrebbe esistere da solo si proietta verso una dimensione globale ed uniforme.
 Il Peru, con o senza accento, è uno di quei territori, come il Sudamerica in generale, cosiddetti policentrici. Non esistono confini proprio perchè non esiste un centro ben definito. E' un posto dove non ci si può perdere perchè non esistono riferimenti. La cosa più difficile di tutto questo è tradurlo in immagini. Di qui la necessità di dover scattare numerose foto quasi fossi afflitto da un parossismo nipponico o da istinti infantili: ogni luogo diventa uno spunto importante, esso stesso è il Perù e lo rappresenta nella sua interezza.
Il colore, il pueblo, le montagne, il cibo, gli animali e i laghi, li ritrovi dappertutto mescolati tra loro. Ti confondono fino a che non ne vieni quasi rapito. Credi allora di essere finalmente al centro dell'attenzione, ma l'aria rarefatta ti ricorda che puoi solo essere uno spettatore fallace ed un po'mentalmente ubriaco. Il Perù è l'esaltazione del colore. Il cielo è di un cobalto che abbaglia e sembra un tutt'uno con i laghi. I laghi riflettono la vegetazione brulla che quindi ritorna al cielo. Il colore fa impressione anche quando è presente da solo. Non c'è posto per il bianco e nero.
La popolazione sembra assorbirne il tutto con estrema calma rispettando il ciclo naturale dell giornata. Non corre, ma lavora alacremente, sa attendere ed in questo ti coinvolge. Sei "costretto" a rallentare i tuoi ritmi e a dimenticarti per un po' di essere un ansiogeno di marca europea. Unica eccezione sono i matrimoni, in cui la gente smette i panni usuali ed indossa l'unico vestito della festa. Musica scomposta e birra a fiumi accelerano i movimenti in un caleidioscopico circo di speranze e nuove conoscenze. Qui la religione cattolica si sposa con quella animista prima ancora degli stessi amanti. La coca sottoforma di foglie diventa la protagonista di tutte le attività umane senza eccezioni di sorta, la panacea di un popolo che non ha bisogno di effetti euforici ed energizzanti. La coca, così come la chiamano in Perù, non è di colore bianco, è solo un po' più tradizionale della nostra.E' un mezzo di comunicazione, di scambio d'affetto, di reciproca fiducia.
Esiste, per fortuna, un forte legame con la tradizione Inca. Gli spagnoli hanno rubato, cancellato ed imposto tutto, ma nella storia per nemesi compare sempre un quasi che ridona il giusto equilibrio alle cose. Una cosa che sorprende è la bellezza unica ed uniforme dei bambini. Si presentano con atteggiamenti goffi, sorrisi disarmanti e allungati ai quali puoi sottrarti solo al riparo di una macchina fotografica. Peccato che da adulti sembrano prendere altre strade estetiche! Il cibo è il prolungamento della terra, il cibo è la terra. Non c'è soluzione di continuità. L'argilla si gusta con le patate, la polvere con i cereali. Le coltivazioni sono essi stessi laboratori agricoli, centimentri che si sottraggono alle asperità e alla quota. Il Peru rallenta anche perchè è circondato dalle Ande. Non si può comprendere l'altezza di quei luoghi se non si contano i respiri affannosi, l'impossibilità di credere nello sforzo, la difficoltà di rincorrere un bambino, i sentieri fatti a misura di Inca da attraversare con un dito, le vertigini che provi anche quando sei al riparo; sono queste le verità di un paesaggio difficile che non ti rende mai omaggio, ma che ti accoglie sempre e comunque nelle sue viscere antiche. Le sue rovine intatte, congelate dagli eventi tragici, lasciano spazio a considerazioni sulla magnificenza dell'uomo nel tentare di dominare la natura e le curve del paesaggio a suon di vite umane. Le costruzioni, i templi, sono cadenzati, armonici, quasi plastici anche se fatti della roccia più dura al mondo. In un territorio in cui la natura ricorda spesso di essere la natura, ogni elemento architettonico antico è essenziale, equilibrato, trapezioidale ed ogni disposizione geometrica assume anche significati astronimici.
Di sera, poi, la luce del sole cede il passo alla luce naturale. Te ne accorgi vivendo una notte e un giorno su di un'isola in mezzo al lago. Per un attimo sembra di averla acquistata e conquistata, ma ti accorgi subito che lì puoi fare solo l'ospite, andare a dormire dopo il tramonto ed alzarti la mattina, all'alba.
Quando poi voli verso casa e il Perù lo vedi da una posizione più alta delle sue stesse montagne, hai l'impressione di aver violato qualcosa, o forse, più semplicemente, di essere passato dalla parte di chi può solo raccontare.
 Antonio
 
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